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un partito liquido, solido, gassoso



Oggi si riuniscono a Roma i coordinatori provinciali del Partito Democratico. A circa due mesi dalle primarie un primo segnale sul versante dell’organizzazione territoriale, era ora. Fino ad oggi si è proceduto, lì dove non si è rimasti con le mani in mano, con buona volontà e fantasia ma questo, ovviamente, non basta. Per costruire il Partito c’è la necessità di attivare forme diffuse di partecipazione, luoghi in cui sia possibile discutere delle scelte da compiere. Bisogna innescare un processo virtuoso in cui i vari livelli di organizzazione, seppure temporanei, possano confrontarsi con continuità. Non si può immaginare che le direzioni, nazionale e regionali, o le Assemblee Costituenti vengano illuminate dallo Spirito Santo. Si deve poter discutere e decidere in tempo reale, non è pensabile, ad esempio, che del simbolo del Partito se ne discuta in un congresso convocato fra tre o quattro mesi. Ne’ vale l’obiezione che la politica oggi ha esigenze di rapidità che le forme tradizionali di organizzazione non possono assicurare. I tempi si allungano (si inceppano) ai livelli intermedi non alla base, i militanti (organizzati o meno) discutono e si confrontano quasi quotidianamente, anche a distanza, mentre semmai era/è nelle Federazioni come nelle attuali Commissioni nazionali che non si usa internet, non si pratica un metodo di informazione costante, non c’è una casella di posta elettronica cui indirizzare proposte, notizie, richieste. Nel nostro nuovo partito c’è chi propende per una struttura più snella, un partito liquido, per scongiurare la deriva correntizia e rissosa degli ultimi anni. E’ però un paradosso che volendo rinnovare si punti a cristallizzare l’attuale forma rappresentativa uscita dalle primarie, lasciando fuori della porta invece di chiamare ad un maggiore coinvolgimento quelle risorse umane che pure il 14 ottobre si sono mobilitate. Bisogna invece fare esattamente il contrario, invitare tutti gli elettori delle primarie a costruire il Partito Democratico, un generico rinvio a circoli o Forum territoriali non è sufficiente, si deve recuperare il tempo perduto, si deve fare subito, con decisione. Io credo che si debba pensare ad una sorta di raduno dei Democratici: fissare un giorno, nelle prossime settimane, in cui in tutta Italia, organizzati per collegi o per quelle aree territoriali che si riterranno più appropriate, tutti quelli che hanno partecipato alle Primarie si incontrino per discutere dello stato dell’arte. Assemblee territoriali, promosse e pubblicizzate con forza, che possano esprimersi sui primi documenti elaborati dalle Assemblee costituenti e dalle direzioni nazionali e regionali. Al tempo stesso ritengo utile attivare luoghi permanenti di discussione on-line. Sul suo sito Dario Franceschini ha avviato un sondaggio sul simbolo del partito ma la cosa non è pubblicizzata ed è comunque una sua, seppur lodevole, iniziativa personale. Occorre invece qualcosa di più strutturale, che interessi anche le Commissioni Nazionali, con chiara evidenza sul sito del PD. Vorrei resoconti delle riunioni delle Commissioni e vorrei poterle commentare. A differenza di altri, questi esercizi di democrazia possiamo permetterceli.

Pubblicato il 4/12/2007 alle 10.52 nella rubrica Costruiamo il Partito Democratico.

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