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Diario


18 gennaio 2008

non RIFIUTARSI (4)

nell'assemblea di ieri abbiamo deciso di partecipare alla manifestazione promossa per sabato 19, piazza Carità ore 14,30, da Legambiente (www.legambiente.eu/documenti/2008/0114_manifestazione_campania) ed abbiamo approvato un documento con proposte a municipalità, amministrazione comunale, commissario governativo.
Intanto, sull'argomento, soprattutto a beneficio di chi, lontano da Napoli, ha scarne e univoche notizie, pubblichiamo due alternativi ed interessanti contributi per la discussione, il primo inviatoci da Ciro Colonna, il secondo estrapolato dalla furia di commenti che si accalcano sul blog di antonio bassolino


da una casa napoletana piena di dolore. Da alcune settimane,anche quando c'è un bel
sole, non apro le finestre. Ho ridotto le mie uscite. Vivo nascosto, offeso. Vedere
tanta spazzatura per le strade, le immagini in televisione e sui giornali, è veramente
uno strazio indicibile. Vissuto col corpo. Mai come ora, un tutt'uno, persone e
città. Difficile persino da spiegare ai piu giovani, ai bambini.
Questa è la prima parte del mio dolore.  L'altra riguarda il modo in cui il ceto
politico e una parte della città stanno reagendo.
E' fuori discussione che il maggiore responsabile politico di questa vicenda sia
Bassolino. Seguito dai Sindaci delle varie Città e dai Presidenti delle Province
Campane. Come sono corresponsabili i governi precedenti e quello in carica. Ma ci
sono tanti responsabili che, all'improvviso, in questi giorni, sono diventati muti. E
bisogna ricordarli bene tutti, quando salivano sulle barricate di Ariano, del
Salernitano o di Acerra. I Ministri, i Senatori e i Deputati dell'estrema sinistra e
della destra e i segretari di partito, o dell'ambientalismo calati da Roma, a difesa
, (a detta loro) della salute dei cittadini, pronti ad impedire la costruzione
dell'inceneritore o di un degassificatore, venendo meno ad un'idea minima di
amministrazione di una moderna comunità. E bisogna ricordare, come , ciò sia stata per
costoro, la propria fortuna politica. Sindaci, consiglieri regionali, comunali,
provinciali, persino delle municipalità, di destra e sinistra. La presenza di preti e
qualche Vescovo, ha garantito alla farsa anche, una dignità mistica. Professionisti
della protesta, che si sono così guadagnati i galloni per poter essere
eletti, vantando le " campagne di Acerra o Persano" come glorie di guerra. Ora stanno
in silenzio acquattati sotto gli scranni conquistati, pronti per uscire allo scoperto
a catarsi avvenuta, quando il "popolo avrà sacrificato l'agnello". E magari cercare di
sostituirlo. Penso che i giornali, la tv farebbero un buon servizio a far rivedere le
gesta eroiche di questi signori . No, questa volta non ci deve bastare il capro
espiatorio che salva tutti. Non abbiamo bisogno della "verità che accontenta il
popolo". Abbiamo bisogno della "verità". Tutti dovranno rispondere dei propri
comportamenti. Anche noi cittadini dei nostri.
Chiediamo solo che il governo ci dia una mano ad affrontare quella che il Presidente
Napolitano ha giustamente chiamato tragedia.
        Ciro Colonna Napoli      cirocolonna@interfree.it






· Commento scritto da tal Francesco il 7.1.08 sul blog di antonio bassolino

·

· Riuscirà Babbo Natale a raggiungere tutti i bambini facendosi largo con la slitta tra montagne di spazzatura? Ecco il dubbio di tanti piccoli napoletani. I quali, oltre al gran freddo che il buon Gesù ha mandato loro a rendere meno fetida l’aria, avrebbero diritto ad avere in dono un po’ meno di ipocrisia. Cosa ci hanno raccontato, per anni e anni? Che il pattume partenopeo, ammucchiato senza uno straccio di raccolta differenziata così com’è («tale quale», in gergo) non può essere trattato, ripulito, riciclato, trasformato in combustibile e bruciato.
Falso. Succede già. A Venezia. Dove lo stesso tipo di immondizia viene smaltito senza problemi dal più grande impianto europeo di Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quello che arriva coi camion e le chiatte. E dov’è l’inceneritore? Dov’è questo mostro orrendo le cui fiamme fanno inorridire i campani che da anni, dipingendosi già avvolti dai fumi neri della morte, si ribellano all’idea di ospitarne qualcuno? A tre chilometri dalle bancarelle del mercato di Marghera. A cinque da Mestre. A otto dal campanile di San Marco. Senza che nessuno, neppure il gruppuscolo ambientalista più duro e puro e amante delle farfalle, abbia mai fatto una manifestazione, un corteo, una marcetta, un cartellone di protesta. Prova provata, se ancora ce ne fosse bisogno, che sotto il Vesuvio sono troppi a giocare sporco.
Pare una clinica, l’impianto in riva alla laguna, ai margini di Marghera. La bolzanina «Ladurner» l’ha costruito (dal primo scavo nel terreno al fissaggio degli interruttori elettrici) in dodici mesi. Contro i millenni necessari, non per l’indolenza delle persone quanto per la rete di veti e ricatti, nella sventurata Campania che, stando ai dati Apat, rappresenta da sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della «munnezza». Impianto pulito. Silenzioso. Efficiente. Apparentemente quasi deserto. «Quanti dipendenti? Meno di un centinaio. Al Cdr, su tutto il ciclo, 28 persone», spiega Fiorenzo Garda, dell’azienda altoatesina. Sei in meno di quanti bivaccano al call-center napoletano del Pan (Protezione ambiente e natura) dove, stando al rapporto della commissione parlamentare, ogni centralinista riceve mediamente una telefonata a testa alla settimana.
Ventotto persone che, scivolando tra capannoni, rampe e officine, ricevono ogni giorno i rifiuti urbani di Venezia (comprese Mestre, Marghera, le isole), Chioggia e larga parte della Riviera del Brenta per un totale di 300mila persone. Meglio: per un totale equivalente a una popolazione di 300mila abitanti. La Serenissima è infatti una città speciale per almeno due motivi. Il primo è che, scesa nei decenni a 50mila residenti, accoglie ogni anno quasi 20 milioni di turisti (meglio: 20 milioni di presenze giornaliere, per una media di circa 55mila abitanti supplementari al giorno con punte di 150mila) ai quali è praticamente impossibile imporre la raccolta differenziata. Il secondo è che un conto è portar via la campana della carta e del vetro coi camion in terraferma (dove la «differenziata» sta mediamente al 45%) e un altro con le barche nei canali.
Risultato: le «scoasse» veneziane sono uguali alla «munnezza» napoletana. Con più nero di seppia e meno pummarola, ma uguali. E infatti, caricate sulle barche a da lì trasbordate su enormi chiatte alle spalle della Giudecca, quando arrivano alle banchine di Marghera potrebbero essere perfettamente confuse con quelle che vengono scaricate dai camion nelle fosse dantesche degli impianti partenopei. È lì che i destini si dividono.
I rifiuti campani, in attesa dei termovalorizzatori (quello di Acerra che doveva essere acceso a ottobre, dopo 14 anni dalla prima dichiarazione di emergenza, è bloccato dall’inchiesta dei giudici e i lavori per quello di Santa Maria La Fossa devono ancora cominciare) vengono imballati alla meno peggio e ammassati in gigantesche piramidi su terreni comprati a prezzi sempre più folli, con misteriosi rincari anche del 500% in dodici ore. Piramidi che ormai stoccano sette milioni di tonnellate di «ecoballe» (che «eco» non sono) le quali potrebbero, se allineate, coprire la distanza che c’è da Parigi a New York. Una situazione esplosiva. Che costringe da anni i commissari via via nominati a recuperare nuove discariche (l’ultima è a Serre, a 102 chilometri dal capoluogo campano e per farla hanno buttato giù centinaia di querce) o a riaprirne di chiuse sfidando la collera degli abitanti. Collera spesso accesa dalla camorra, che vede a rischio i suoi affari. Che si nutrono proprio dell’emergenza campana. Costata fino ad oggi almeno un miliardo e duecento milioni di euro. I rifiuti veneziani no, quelli i soldi, agli azionisti pubblici, li fanno guadagnare. Dice Gianni Teardo, responsabile tecnico degli impianti, che quest’anno il complesso di Marghera, costato 95 milioni di euro (un dodicesimo dei soldi spesi in Campania) va in attivo. Spiegare come la spazzatura venga «bollita» per una settimana in enormi cassoni («biocelle »), asciugata, sminuzzata, passata al setaccio per separare quello che può essere riciclato tra i metalli, la plastica o la carta, sarebbe lungo. Basti sapere che, mettendo insieme questo lavoro con quello a monte della raccolta differenziata e poi una seconda e una terza operazione di filtraggio, l’impianto veneziano si vanta di mandare in discarica nell’entroterra di Chioggia solo il 6% del pattume trattato. Che dovrebbe essere ridotto entro un paio di anni al 3%. «Anche se puntiamo a ridurlo ancora, fino ad azzerare il ricorso alla discarica ».
Ferri, plastiche e carta vengono venduti sul mercato. La metà del Cdr prodotto e compattato in «brichette » simili a corti bastoncini è ceduto all’Enel che lo brucia al posto del carbone per fare energia. Tutto ciò che può essere usato allo scopo diventa «compost» per fecondare i terreni troppo sfruttati e in fase di desertificazione. E quel che resta, infine, viene bruciato.

Direte: oddio, vicino a Venezia! Esatto: in faccia a Venezia. Senza una protesta. Sotto il controllo dell’Arpav. Con un rapporto giornaliero sui fumi emessi. E sapete cosa salta fuori, a vedere i dati certificati dalle autorità sanitarie? Che un inceneritore di ultima generazione come quello veneziano, tra filtri e controfiltri, sta molto al di sotto dei limiti fissati, che sono da cinque a quindici volte più rigidi rispetto a quelli delle centrali termoelettriche o dei cementifici. Ma c’è di più. Fatti i conti, quel camino che smaltisce ciò che resta dei rifiuti di 300mila abitanti butta nell’aria ogni ora circa 60mila milligrammi di polveri. Pari a quanti ne escono, stando alle tabelle Ue, dai tubi di scappamento di quindici automobili di tipo Euro2. Per non dire di quelle più vecchie, che inquinano infinitamente di più. Direte: e se queste polveri fossero più aggressive? Massì, esageriamo: ogni camino come quello di Marghera inquina come una cinquantina di auto Euro2. E sapete quante ce ne sono, in Campania, di auto così o più vecchie e inquinanti? Oltre 2 milioni e 200mila. Pari a 44mila inceneritori come quello di Marghera.
Gian Antonio Stella





18 gennaio 2008

conferenze a pontecorvo

Il quartiere Avvocata e, in particolare, l'antica area del Limpiano caratterizzata oggi dalle salite di Tarsia e Pontacorvo, è ricco di beni artistici ed architettonici misconosciuti. Diverse sono state negli anni le iniziative promosse per valorizzare questa zona. In questi messi, nella chiesa di S.Giuseppe delle Scalze, si svolge il ciclo di conferenze organizzato dal Forum Tarsia in collaborazione con il Gruppo Archeologico Napoletano e il pool di associazioni CaMeo. Venerdì 18 gennaio, alle ore 17,30, incontro con il gallerista Peppe Morra per parlare, fra l'altro, del Museo di Arte Moderna che sta realizzando nell'ex-centralina dell'Enel di vico lungo Pontecorvo. Per saperne di più: www.forumtarsia.it


16 gennaio 2008

assemblea sull'emergenza rifiuti



è chiaro che l'emergenza rifiuti non si risolve con un colpo di bacchetta e che ci vuole un impegno particolare di cittadini ed istituzioni per uscirne. Di iniziative che non si limitano alla protesta in questi giorni ce ne sono diverse, fra le altre quella di Lega ambiente in programma per sabato pomeriggio in Piazza Carità (mentre una rete di associazioni di cittadinanza attiva sta organizzando DIFFERENZIAMOCI, una raccolta simbolica ma anche massiccia di plastica per il 27 gennaio in Piazza del Plebiscito). Anche noi diamo il nostro piccolo contributo e così domani, giovedì 17 gennaio, alle ore 17,30, terremo in sezione un'assemblea di quartiere per discutere di proposte operative da attuare con urgenza. Le proposte saranno anche portate nel consiglio straordinario della II Municipalità programmato per venerdì mattina.


10 gennaio 2008

non RIFIUTARSI (3)

 come si diceva una volta, un po' di controinformazione: 1) manichini di Antonio Bassolino e Rosa Jervolino impiccati per i quattordici anni di commissario governativo per i rifiuti in Campania; quattordici anni, siamo quindi nel 1995-1996, Bassolino era sindaco di Napoli, il Presidente della Regione (e commissario) era Antonio Rastrelli di Alleanza Nazionale, il Presidente del Consiglio era Silvio Berlusconi di Forza Italia, Rosa Jervolino? Antonio Bassolino viene eletto Presidente della Regione Campania nel 2000, Rosa Jervolino sindaco di Napoli nel 2001, Silvio Berlusconi è di nuovo capo del governo dal 2001 al 2006 e Bassolino viene sostituito da altri commissari di governo (Catenacci, Bertolaso, Pansa). 2) la discarica si trova in contrada Pisani, sulla strada che porta verso Pozzuoli e Quarto, un po' distante  dal vero e proprio quartiere di Pianura; dopo anni in cui è stata riempita di rifiuti anche provenienti dall'intera regione Campania, la discarica chiude e si programma la sua bonifica, è un enorme buco e si pensa di riempirla con gli inerti provenienti dalla colmata dell'Italsider di Bagnoli che si deve smantellare, i soldi ci sono ma scatta l'opposizione di cittadini, ambientalisti etc., gli inerti non ci vanno, il buco resta (ad aspettar munnezza) e per mandare gli inerti di Bagnoli a Piombino si dovranno spendere un po' di soldi. 3) nel Forum del PD napoletano sull'emergenza rifiuti il prof. Umberto Arena ha spiegato che i termovalorizzatori hanno un impatto ambientale inferiore a quello di centrali elettriche che potrebbero sostituire, che le ecoballe in campania non sono inquinanti bensì non a norma per il semplice motivo che hanno un maggiore contenuto di acqua e quindi hanno una minore capacità di combustione rispetto a quella prevista, che la diossina non viene prodotta dai termovalorizzatori ma piuttosto dalle combustioni incontrollate che sono ovviamente gli incendi dei cumuli di rifiuti ma anche gli incendi boschivi, i caminetti e i barbecue nonché i meravigliosi fuochi d'artificio che a Napoli apprezziamo oltremodo. 


9 gennaio 2008

non RIFIUTARSI (2)

quando ho interrotto il post precedente erano da poco passate le 20 e dovevo uscire per recuperare mia moglie al termine del suo turno di lavoro. Dopo averla presa e riportata a casa è cominciata la mia solita avventura serale alla ricerca di un posto dove parcheggiare e questa volta mi è andata piuttosto male perché ho dovuto lasciarla ad alcuni chilometri di distanza e solo ora sono tornato (circa le 22,30). Oltre a spiegare le lunghe pause fra un post e l'altro, questa vicenda, insieme con la quotidiana ordinarietà di moto sfreccianti sui marciapiedi-padroni di casa che affittano in nero-rischio di scippo o rapina a qualsiasi orario etc., definisce il contesto in cui un napoletano qualsiasi esamina anche la questione dei rifiuti. L'emergenza indubbiamente c'è stata e c'è, tuttora cumuli di rifiuti sono accantonati per le strade di Napoli ma sono l'unico segnale evidente della crisi. Eccetto Pianura e qualche altro episodio isolato e di breve durata, la città non ha vissuto alcun momento di guerriglia urbana così come invece periodicamente accade (fra disoccupati organizzati od altri manifestanti). Nei giorni in cui maggiormente si sviluppava la protesta a Pianura, in altri quartieri (al centro ma anche a Fuorigrotta che da Pianura dista un tiro di schioppo) si è continuato a lavorare ma anche a fare shopping (per i saldi o per la calza della befana) e ad andare a cinema, teatro, in pizzeria. La protesta è stata, quindi, ben circoscritta, anche perché Pianura è una zona alla periferia della città, un quartiere sviluppatosi (con migliaia di costruzioni abusive fra gli anni '50 e '70) disordinatamente sul fondo di uno dei crateri vulcanici dei cosiddetti Campi Flegrei, quelli, per intenderci, di Baia e Pozzuoli. Pianura è, dunque, un quartiere con pochissime vie d'accesso (cinque carrabili) ed un unico collegamento su ferro (la CircumFlegrea) tanto da essere considerato un quartiere con una ridottissima capacità di evacuazione in caso di calamità naturali. Da qui si capisce come sia possibile a poche centinaia di persone arabbiate, con l'aggiunta di ultrà ed altri balordi facilmente manovrabili da cammorristi o mestatori politici, di bloccare l'intero quartiere imprigionando di fatto migliaia di altri abitanti, pianuresi non certo insensibili alla questione ma che in questi giorni hanno tentato comunque di forzare i blocchi per andare al lavoro. Da colleghi e conoscenti abitanti nel quartiere ho così appreso di lunghe camminate a piedi per uscire o rientrare a Pianura, di posti di blocco attivati anche in zone interne dell'abitato, con i pendolari costretti a chiamare polizia e carabinieri per poter rientrare in casa, di gente che per giorni si è trasferita presso parenti in altri quartieri della città e via dicendo. Tutto questo non sminuisce certo le ragioni di chi protesta né le responsabilità di chi amministra, intanto per affrontare l'emergenza ci siamo beccati Gianni De Gennaro che dopo il G8 di Genova non ci sta molto simpatico ma che ovviamente dovremo sostenere. Vuoi vedere che lo dovremo pure ringraziare?  


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9 gennaio 2008

non RIFIUTARSI (1)

sono colpevolmente silenzioso da molto tempo ed è stato per miei problemi personali ma anche per l'imbarazzo cresciuto in questi giorni di fronte alla nota questione dei rifiuti. Credo che anche quelli lontani da Napoli, come il mio amico Lusenti, abbiano avuto modo in questi giorni di leggere nelle pagine nazionali molte cose, fra resoconti e commenti, che li avranno aiutati a farsi una opinione e, comunque, rinvio per brevità a varie cose pubblicate oggi su la Repubblica ma anche al blog di DECIDIAMOINSIEME (non a caso sempre in cima ai link), curato con sobrietà e competenza da Daniela Lepore. Per quanto mi riguarda comincio dalla fine, cioè da stasera, in quanto sono reduce da un forum sul tema organizzato coraggiosamente (e tempestivamente?) dalla segretaria provinciale del PD, Emma Giammattei, in contemporanea con la fiaccolata di protesta in marcia verso il palazzo del governo regionale. Il Forum è stato molto interessante, con gli interventi tecnici di Ugo Leone e Umberto Arena e quelli politici di Roberto Della Seta e Pietro Ciarlo. In particolare Della Seta, attuale responsabile per l'ambiente dell'esecutivo nazionale, ha osservato che non si può immaginare di uscire dalla attuale emergenza dimenticando cio' che è successo negli ultimi 14 anni e che, quindi, si deve partire dal riconoscimento della inadeguatezza del nostro ceto politico (nazionale e regionale) di fronte al problema. Sull'analisi tecnica, che mi ha anche confermato alcune cose che avevo in testa, ne parlo nel prossimo post e chiudo questo dicendo che quando sono andato via ho incrociato il corteo dei manifestanti, pare circa 10.000 persone, per la verità un po' poche, credo fossero molte meno della solita folla che invece, non indifferente ma anche non partecipante, scorreva lungo i negozi di via Toledo. Potrebbe sembrare una descrizione alquanto evasiva e invece fra un po' raccontero' di una città un po' diversa da quella assurta alle cronache internazionali degli ultimi giorni.




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9 gennaio 2008

per mario cercola


 

mi preparavo mentalmente a questa mezz'ora di spazio che stasera avrei potuto dedicare al blog quando mi hanno avvisato della morte di Mario Cercola. Mario è stato uno dei compagni storici del quartiere Avvocata e Presidente del nostro Consiglio di Circoscrizione. L'anno scorso l'avevamo premiato, insieme ad altri anziani militanti, con la consegna di un diploma. I funerali ci saranno domani, con partenza alle ore 10,30 dalla abitazione in Piazza Medaglie d'Oro 35.




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