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lessicodemocratico
ottimi argomenti per chi porta le paste


Diario


27 giugno 2008

mo' ci mettiamo in circolo, mo'



questa è la nostra sede di Piazza Cesarea (Napoli, quartiere Avvocata) fotografata durante le primarie del 14 ottobre 2007. Adesso l'insegna è cambiata (il clima politico anche) e ci prepariamo, finalmente, a costituire ufficialmente il nostro Circolo territoriale. E già, perché non tutti sanno che in questo periodo quì da noi si stanno costituendo quelle strutture di base che in altre Regioni sono già in piedi (qualcuna di nuovo per terra) da tempo. Noi ce la siamo presa comoda, il calendario per la provincia di Napoli lo trovate sul sito www.pdprovincianapoli.it o cose del genere. Il Circolo del Partito Democratico di Avvocata si istituisce ufficialmente, con l'elezione del Coordinamento, giovedì 3 luglio, con il seggio aperto dalle 9 alle 21. Possono votare: cittadini italiani e comunitari residenti nonché extracomunitari con permesso di soggiorno. Può votare chi ha compiuto sedici anni. La quota minima da versare è fissata in cinque euro. Dopo una accesa contesa con i rivali di demos, questo blog si è aggiudicato l'esclusiva per i risultati del voto. Saprete.


4 maggio 2008

sarno: dieci anni

 sono passati dieci anni dall'alluvione che travolse la cittadina di Sarno ed altri comuni circostanti con centinaia di morti. La Campania è un vero disastro: per decenni camorra, politici collusi ed imprenditori senza scrupoli hanno devastato il territorio con migliaia di costruzioni abusive e discariche di rifiuti tossici. Per la cronaca, nel 1998 la Regione era amministrata dal centrodestra (Presidente Antonio Rastrelli). Questa del dissesto idrogeologico è stata una delle emergenze (con rifiuti, sanità, occupazione e lotta alla camorra) che dal 2000 Antonio Bassolino ha dovuto affrontare. Alcune cose sono state fatte e bene, altre no. Le responsabilità sono innegabili ma i paragoni con precedenti esperienze spesso sono fuori luogo.


13 marzo 2008

apertura campagna elettorale

                                                                                                                                                           




sabato 15 marzo, alle ore 16,30, appuntamento al teatro Politeama per l'apertura della campagna elettorale del Partito Democratico.
Intervengono Marco FOLLINI e Massimo D'ALEMA
           


28 febbraio 2008

in campania stiamo facendo le liste (1)



quote rosa


13 febbraio 2008

assemblea su PD ed elezioni

 
per chi non lo avesse letto la prima volta che l'abbiamo pubblicata, la foto qui sopra è stata scattata (e poi a noi donata) da un cittadino nostro dirimpettaio che il 14 ottobre 2007 ha ripreso così la fila davanti al nostro seggio-sezione e noi la usiamo ogni volta che annunciamo una iniziativa pubblica, perciò, si sappia che per le ore 17,30 di martedì 19 febbraio è indetta la nostra 5a (quinta) assemblea pubblica post-primarie, l'argomento, manco a dirlo, sono le prossime elezioni politiche. Colgo l'occasione per fornire un po' di informazioni sullo stato dell'arte del PD quì da noi (così rispondendo anche alle domande di qualche amico/a). Pur con qualche ritardo, altrove il PD sta nascendo: si consegnano i certificati delle primarie, si fanno consultazioni per la costituzione dei circoli, si eleggono i gruppi dirigenti. In Campania finora nulla: le liste dei partecipanti alle primarie sono perse nelle nebbie e i coordinamenti dei circa 500 circoli da costituire saranno "nominati" dall'alto con ripartizione per correnti (pardon, liste elettorali) in base ai voti ottenuti alle primarie di ottobre. Si legga a tal proposito il regolamento (bozza non bozza?) sul sito del pd campano www.pdcampania.it e, in particolare, la norma transitoria prevista dall'articolo 44 del dispositivo. E' ovvio che se si dovesse adottare questo meccanismo "transitorio" anche le consultazioni previste per le liste alle politiche (per il principio dei vasi comunicanti fra nominati e nominatori) finiranno per essere del tutto vanificate.


18 gennaio 2008

non RIFIUTARSI (4)

nell'assemblea di ieri abbiamo deciso di partecipare alla manifestazione promossa per sabato 19, piazza Carità ore 14,30, da Legambiente (www.legambiente.eu/documenti/2008/0114_manifestazione_campania) ed abbiamo approvato un documento con proposte a municipalità, amministrazione comunale, commissario governativo.
Intanto, sull'argomento, soprattutto a beneficio di chi, lontano da Napoli, ha scarne e univoche notizie, pubblichiamo due alternativi ed interessanti contributi per la discussione, il primo inviatoci da Ciro Colonna, il secondo estrapolato dalla furia di commenti che si accalcano sul blog di antonio bassolino


da una casa napoletana piena di dolore. Da alcune settimane,anche quando c'è un bel
sole, non apro le finestre. Ho ridotto le mie uscite. Vivo nascosto, offeso. Vedere
tanta spazzatura per le strade, le immagini in televisione e sui giornali, è veramente
uno strazio indicibile. Vissuto col corpo. Mai come ora, un tutt'uno, persone e
città. Difficile persino da spiegare ai piu giovani, ai bambini.
Questa è la prima parte del mio dolore.  L'altra riguarda il modo in cui il ceto
politico e una parte della città stanno reagendo.
E' fuori discussione che il maggiore responsabile politico di questa vicenda sia
Bassolino. Seguito dai Sindaci delle varie Città e dai Presidenti delle Province
Campane. Come sono corresponsabili i governi precedenti e quello in carica. Ma ci
sono tanti responsabili che, all'improvviso, in questi giorni, sono diventati muti. E
bisogna ricordarli bene tutti, quando salivano sulle barricate di Ariano, del
Salernitano o di Acerra. I Ministri, i Senatori e i Deputati dell'estrema sinistra e
della destra e i segretari di partito, o dell'ambientalismo calati da Roma, a difesa
, (a detta loro) della salute dei cittadini, pronti ad impedire la costruzione
dell'inceneritore o di un degassificatore, venendo meno ad un'idea minima di
amministrazione di una moderna comunità. E bisogna ricordare, come , ciò sia stata per
costoro, la propria fortuna politica. Sindaci, consiglieri regionali, comunali,
provinciali, persino delle municipalità, di destra e sinistra. La presenza di preti e
qualche Vescovo, ha garantito alla farsa anche, una dignità mistica. Professionisti
della protesta, che si sono così guadagnati i galloni per poter essere
eletti, vantando le " campagne di Acerra o Persano" come glorie di guerra. Ora stanno
in silenzio acquattati sotto gli scranni conquistati, pronti per uscire allo scoperto
a catarsi avvenuta, quando il "popolo avrà sacrificato l'agnello". E magari cercare di
sostituirlo. Penso che i giornali, la tv farebbero un buon servizio a far rivedere le
gesta eroiche di questi signori . No, questa volta non ci deve bastare il capro
espiatorio che salva tutti. Non abbiamo bisogno della "verità che accontenta il
popolo". Abbiamo bisogno della "verità". Tutti dovranno rispondere dei propri
comportamenti. Anche noi cittadini dei nostri.
Chiediamo solo che il governo ci dia una mano ad affrontare quella che il Presidente
Napolitano ha giustamente chiamato tragedia.
        Ciro Colonna Napoli      cirocolonna@interfree.it






· Commento scritto da tal Francesco il 7.1.08 sul blog di antonio bassolino

·

· Riuscirà Babbo Natale a raggiungere tutti i bambini facendosi largo con la slitta tra montagne di spazzatura? Ecco il dubbio di tanti piccoli napoletani. I quali, oltre al gran freddo che il buon Gesù ha mandato loro a rendere meno fetida l’aria, avrebbero diritto ad avere in dono un po’ meno di ipocrisia. Cosa ci hanno raccontato, per anni e anni? Che il pattume partenopeo, ammucchiato senza uno straccio di raccolta differenziata così com’è («tale quale», in gergo) non può essere trattato, ripulito, riciclato, trasformato in combustibile e bruciato.
Falso. Succede già. A Venezia. Dove lo stesso tipo di immondizia viene smaltito senza problemi dal più grande impianto europeo di Cdr (Combustibile Derivato dai Rifiuti) che manda in discarica solo il 6% di quello che arriva coi camion e le chiatte. E dov’è l’inceneritore? Dov’è questo mostro orrendo le cui fiamme fanno inorridire i campani che da anni, dipingendosi già avvolti dai fumi neri della morte, si ribellano all’idea di ospitarne qualcuno? A tre chilometri dalle bancarelle del mercato di Marghera. A cinque da Mestre. A otto dal campanile di San Marco. Senza che nessuno, neppure il gruppuscolo ambientalista più duro e puro e amante delle farfalle, abbia mai fatto una manifestazione, un corteo, una marcetta, un cartellone di protesta. Prova provata, se ancora ce ne fosse bisogno, che sotto il Vesuvio sono troppi a giocare sporco.
Pare una clinica, l’impianto in riva alla laguna, ai margini di Marghera. La bolzanina «Ladurner» l’ha costruito (dal primo scavo nel terreno al fissaggio degli interruttori elettrici) in dodici mesi. Contro i millenni necessari, non per l’indolenza delle persone quanto per la rete di veti e ricatti, nella sventurata Campania che, stando ai dati Apat, rappresenta da sola il 43% del territorio italiano inquinato dallo smaltimento scriteriato, o addirittura criminale, della «munnezza». Impianto pulito. Silenzioso. Efficiente. Apparentemente quasi deserto. «Quanti dipendenti? Meno di un centinaio. Al Cdr, su tutto il ciclo, 28 persone», spiega Fiorenzo Garda, dell’azienda altoatesina. Sei in meno di quanti bivaccano al call-center napoletano del Pan (Protezione ambiente e natura) dove, stando al rapporto della commissione parlamentare, ogni centralinista riceve mediamente una telefonata a testa alla settimana.
Ventotto persone che, scivolando tra capannoni, rampe e officine, ricevono ogni giorno i rifiuti urbani di Venezia (comprese Mestre, Marghera, le isole), Chioggia e larga parte della Riviera del Brenta per un totale di 300mila persone. Meglio: per un totale equivalente a una popolazione di 300mila abitanti. La Serenissima è infatti una città speciale per almeno due motivi. Il primo è che, scesa nei decenni a 50mila residenti, accoglie ogni anno quasi 20 milioni di turisti (meglio: 20 milioni di presenze giornaliere, per una media di circa 55mila abitanti supplementari al giorno con punte di 150mila) ai quali è praticamente impossibile imporre la raccolta differenziata. Il secondo è che un conto è portar via la campana della carta e del vetro coi camion in terraferma (dove la «differenziata» sta mediamente al 45%) e un altro con le barche nei canali.
Risultato: le «scoasse» veneziane sono uguali alla «munnezza» napoletana. Con più nero di seppia e meno pummarola, ma uguali. E infatti, caricate sulle barche a da lì trasbordate su enormi chiatte alle spalle della Giudecca, quando arrivano alle banchine di Marghera potrebbero essere perfettamente confuse con quelle che vengono scaricate dai camion nelle fosse dantesche degli impianti partenopei. È lì che i destini si dividono.
I rifiuti campani, in attesa dei termovalorizzatori (quello di Acerra che doveva essere acceso a ottobre, dopo 14 anni dalla prima dichiarazione di emergenza, è bloccato dall’inchiesta dei giudici e i lavori per quello di Santa Maria La Fossa devono ancora cominciare) vengono imballati alla meno peggio e ammassati in gigantesche piramidi su terreni comprati a prezzi sempre più folli, con misteriosi rincari anche del 500% in dodici ore. Piramidi che ormai stoccano sette milioni di tonnellate di «ecoballe» (che «eco» non sono) le quali potrebbero, se allineate, coprire la distanza che c’è da Parigi a New York. Una situazione esplosiva. Che costringe da anni i commissari via via nominati a recuperare nuove discariche (l’ultima è a Serre, a 102 chilometri dal capoluogo campano e per farla hanno buttato giù centinaia di querce) o a riaprirne di chiuse sfidando la collera degli abitanti. Collera spesso accesa dalla camorra, che vede a rischio i suoi affari. Che si nutrono proprio dell’emergenza campana. Costata fino ad oggi almeno un miliardo e duecento milioni di euro. I rifiuti veneziani no, quelli i soldi, agli azionisti pubblici, li fanno guadagnare. Dice Gianni Teardo, responsabile tecnico degli impianti, che quest’anno il complesso di Marghera, costato 95 milioni di euro (un dodicesimo dei soldi spesi in Campania) va in attivo. Spiegare come la spazzatura venga «bollita» per una settimana in enormi cassoni («biocelle »), asciugata, sminuzzata, passata al setaccio per separare quello che può essere riciclato tra i metalli, la plastica o la carta, sarebbe lungo. Basti sapere che, mettendo insieme questo lavoro con quello a monte della raccolta differenziata e poi una seconda e una terza operazione di filtraggio, l’impianto veneziano si vanta di mandare in discarica nell’entroterra di Chioggia solo il 6% del pattume trattato. Che dovrebbe essere ridotto entro un paio di anni al 3%. «Anche se puntiamo a ridurlo ancora, fino ad azzerare il ricorso alla discarica ».
Ferri, plastiche e carta vengono venduti sul mercato. La metà del Cdr prodotto e compattato in «brichette » simili a corti bastoncini è ceduto all’Enel che lo brucia al posto del carbone per fare energia. Tutto ciò che può essere usato allo scopo diventa «compost» per fecondare i terreni troppo sfruttati e in fase di desertificazione. E quel che resta, infine, viene bruciato.

Direte: oddio, vicino a Venezia! Esatto: in faccia a Venezia. Senza una protesta. Sotto il controllo dell’Arpav. Con un rapporto giornaliero sui fumi emessi. E sapete cosa salta fuori, a vedere i dati certificati dalle autorità sanitarie? Che un inceneritore di ultima generazione come quello veneziano, tra filtri e controfiltri, sta molto al di sotto dei limiti fissati, che sono da cinque a quindici volte più rigidi rispetto a quelli delle centrali termoelettriche o dei cementifici. Ma c’è di più. Fatti i conti, quel camino che smaltisce ciò che resta dei rifiuti di 300mila abitanti butta nell’aria ogni ora circa 60mila milligrammi di polveri. Pari a quanti ne escono, stando alle tabelle Ue, dai tubi di scappamento di quindici automobili di tipo Euro2. Per non dire di quelle più vecchie, che inquinano infinitamente di più. Direte: e se queste polveri fossero più aggressive? Massì, esageriamo: ogni camino come quello di Marghera inquina come una cinquantina di auto Euro2. E sapete quante ce ne sono, in Campania, di auto così o più vecchie e inquinanti? Oltre 2 milioni e 200mila. Pari a 44mila inceneritori come quello di Marghera.
Gian Antonio Stella





7 novembre 2007

madri costituenti

 
Veltroni ha costituito un suo esecutivo composto in maggioranza (non schiacciante eh!) di donne. Nonostante le perplessità di qualcuno, mi sembra che questo sia un ulteriore segnale che quando ci si danno delle regole bisogna rispettarle (a farsi spazio e a farsi rispettare nell'esecutivo come altrove Anna Finocchiaro e le altre ci penseranno per conto loro come già dimostrano quotidianamente), il pensiero ovviamente va alla Campania dove, fra tante regole saltate, si voleva aggirare anche quella sulla rappresentanza di genere. Per l'Assemblea Nazionale ci ha pensato Uolter che ha chiarito come a donna "dimessa" debba subentrare altra donna. Adesso ci si aspetta che anche l'Assemblea Regionale, che si riunisce a fine settimana, rispetti questa regola e che non si debbano subire furbate sottobanco. Un dato simpatico e curioso è che, dimettendosi, alcune elette (ma vale anche per gli uomini) consentono l'entrata nelle Assemblee Costituenti di candidate/i che erano in posizioni di rincalzo nelle loro liste, delegate/i non previsti, forse più autonomi.

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